Giornata della memoria

27 gennaio 2012 by

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L’informazione nel dopo Berlusconi

16 dicembre 2011 by

E adesso di che cosa scriviamo? Scomparsa all’improvviso la corte, con i favoriti del giorno, il gran ciambellano, le amanti, dove si trovano le notizie? Chi sono i personaggi da inseguire? Dopo oltre tre lustri di egemonia culturale e politica, l’improvviso cambiamento dello scenario politico ha lasciato giornalisti politici e redazioni in apnea. In una settimana sono cambiati interlocutori, temi (adesso i contenuti della manovra, prima le beghe tra i favoriti del sovrano), comportamenti, perfino il linguaggio. E c’è voluto uno sforzo di riconversione. Il berlusconismo prevedeva il trionfo dell’immagine rispetto alla realtà, del gossip rispetto alla ricerca. All’improvviso è cambiato tutto. I primi ad accorgersene sono stati i cronisti dei quotidiani e delle agenzie in Transatlantico. I primi giorni del dopo Berlusconi vagolavano da un capo all’altro non sapendo ancora bene come fare. Ma soprattutto si sono dovuti porre il problema quei quotidiani che per anni hanno, per convinzione, per collocazione politica, ma anche per collocazione sul mercato editoriale, lottato contro Berlusconi e il berlusconismo. A cominciare dai quotidiani che fanno riferimento al PD, come l’Unità ed Europa, ma parlando anche del fenomeno editoriale degli ultimi anni, nato proprio sull’onda dell’antiberlusconismo, Il Fatto Quotidiano. Per non parlare del cambiamento al quale si dovranno abituare i grandi magazine esteri, che in questi anni hanno giocato diverse copertine sul folkrore italiano e sulla figura di Berlusconi, per attaccare l’Italia e sminuirne ruolo e importanza. Il sito del Partito democratico e YouDem proprio per questa ragione hanno intervistato i tre direttori dei quotidiani: per capire come pensano di impostare il futuro e il rapporto con la politica e con i lettori, sulla base di questo cambiamento di orizzonte. CONTINUA A LEGGERE

I cattolici dopo il ventennio berlusconiano

16 dicembre 2011 by

Uscire dal ventennio berlusconiano: come? Sceglierei un titolo del genere per approfondire molti degli interrogativi che circondano il “mondo cattolico” oggi nel suo tormentato rapporto con la politica. La questione è d’attualità, amplificata da letture giornalistiche sempre molto attente a ciò che si muove nella superficie del potere italiano. E i media che danno risalto a questi movimenti, e che in qualche modo contribuiscono a produrli e ad alimentarli, parlano già del “partito di Todi” segnalando la presenza di diversi ministri cattolici nel governo Monti come il segno di una riscossa a lungo preparata nella riservatezza dei palazzi del potere religioso e poi portata alla luce nell’assemblea umbra dello scorso 17 ottobre. Raccontata così la vicenda rischia di assumere i contorni di una mera operazione di potere, paragonabile e sovrapponibile a tante altre: alcune personalità autorevoli, scelte dall’alto, collocate in posizione di potere per garantire direttamente alcuni interessi e dimostrare una propria forza nella mappa del nuovo potere post-berlusconiano. Per fortuna le cose sono in po’ più complicate. Così come complicato, plurale, articolato e vitale è il mondo cattolico italiano. Torniamo, allora, alla domanda iniziale: come uscire dal berlusconismo. Il che implica la necessità di riconoscere una realtà scomoda. E cioè che questi lunghi, infiniti diciassette anni hanno visto un sostegno duraturo e talvolta esplicito di una larga parte della gerarchia al berlusconismo e al suo sistema di potere. Perché questo è avvenuto? E cosa ha prodotto questa scelta nel rapporto tra cattolicesimo e politica? Andiamo per ordine. Esistono ragioni che affondano nella storia di questo Paese e riconducono alla naturale propensione conservatrice di una parte consistente del mondo cattolico italiano e della gerarchia. Si potrebbe richiamare il consenso espresso dalla Chiesa italiana al fascismo, almeno fino al 1938, quando le leggi razziali, l’alleanza con Hitler e poi la guerra misero in crisi il rapporto con il regime di Mussolini. E poi, nel dopoguerra, le vicende del “partito romano”, messe in luce dagli studi di Andrea Riccardi, con le reiterate iniziative per aprire a destra le porte della Dc che De Gasperi aveva scelto di tenere chiuse. Tensioni e contrapposizioni ciclicamente emerse nella vicenda democristiana, anche negli anni successivi. Certo, parliamo di stagioni diverse e lontane, segnate da una questione molto delicata come quella del rapporto tra Chiesa e democrazia, dopo gli anni di una dittatura e in un tempo profondamente segnato dal peso di ideologie totalizzanti. E tuttavia credo che una rilettura della storia del cattolicesimo politico italiano non possa prescindere da quelle esperienze. Del resto è stato un grande maestro come Pietro Scoppola a sottolineare il valore del rapporto tra storia e politica nel farsi di processi politici che si dipanano nel tempo e si proiettano nel futuro. CONTINUA A LEGGERE

Francesco Saverio Garofani (Deputato PD)

Il Patto progressista per l’Europa

16 dicembre 2011 by

“Sosteniamo il governo di emergenza e di transizione con l’obiettivo che l’Italia torni ad avere una voce forte e dignitosa per chiedere un forte cambiamento delle politiche europee”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani durante la Conferenza nazionale “Il futuro dell’Europa” in conferenza stampa con Francois Hollande, candidato socialista alle prossime elezioni presidenziali francesi. I due leader sono d’accordo che bisogna ripartire con nuove prospettive di risveglio del progetto europeo contro “il rischio di un avvitamento tra austerità e recessione”. Una triste prospettiva caratterizzata dal patto Merkel-Sarkozy che Hollande ha definito “folle e limitato. Se i francesi mi daranno la possibilità di agire da premier, ridiscuterò il contenuto dell’intesa raggiunta a Bruxelles. Per migliorarlo e dotarlo di strumenti e prospettive finanziarie”. Le difficoltà europee si manifestano chiaramente in Italia ancora troppo esposta sul fronte della crisi e per Bersani “è incombente il rischio di un avvitamento tra recessione e austerità che noi italiani abbiamo conosciuto per primi. Abbiamo fatto una manovra molto pesante ma non intendiamo rincorrere manovra su manovra, perché così si va contro un muro. La questione posta da Francois Hollande è urgente e seria”. “Sosterremo lealmente – ha continuato Bersani – questa fase del governo di emergenza e transizione ma questo non è il nostro orizzonte: il nostro orizzonte è un appuntamento elettorale per la ricostruzione del Paese. La ricostruzione del Paese avverrà attraverso le riforme che il PD sta predisponendo e sulla base di una piattaforma comune dei progressisti europei”. Per questo, ha dichiarato il Segretario democratico “ci sentiamo ingaggiati nella battaglia per le presidenziali francesi, che sentiamo come una nostra battaglia. E la battaglia Francois Hollande è anche la nostra battaglia”. Per il candidato alle presidenziali francesi Hollande “serve un patto tra progressisti europei per fare cambiare la rotta all’Europa. Costruire una piattaforma che abbia alla sua base i progressisti francesi, italiani e i socialdemocratici tedeschi: i tre paesi che in tempi più o meno ravvicinati saranno chiamati ad elezioni politiche”. Continua a leggere

12 novembre un giorno storico, l’inizio della fine del berlusconismo

13 novembre 2011 by

Il 12 novembre 2011 è un giorno storico, che segnerà l’inizio della fine del berlusconismo in Italia. Dodici ore ad alta tensione, per giungere ad un epilogo seguito dalle tv di tutto il mondo: la fine del quarto Governo Berlusconi, le dimissioni al Quirinale, con il centro di Roma invaso da una folla pacifica che celebrava la notizia. La giornata è stata scandita da un crescendo di incontri e attese, con le annunciate dimissioni del premier Silvio Berlusconi, dopo il sì definitivo – come concordato con il capo dello Stato – alla Legge di stabilità. La tensione è salita di ora in ora dentro i palazzi come fuori, con centinaia e centinaia di cittadini assiepati negli angoli clou della capitale politica per celebrare la fine di un esecutivo che non ha svolto il proprio compito, che non ha accompagnato il Paese a superare la grave crisi economica che lo attanaglia. I cittadini che si assiepano davanti a Palazzo Chigi e agli altri palazzi del potere, sventolando bandiere tricolori e cantano slogan che inneggiano alle dimissioni del premier. Sul web parte il tam tam per preparare i festeggiamenti per la fine del governo e giornalisti ed operatori tv di tutto il mondo pattugliano le piazze. E in piazza del Quirinale un coro con tanto di orchestra, intona l’Alleluia, mentre ovunque si prepara lo spumante. A Palazzo Chigi comincia la riunione del Consiglio dei Ministri e davanti a Palazzo Grazioli e a Palazzo Chigi, fischi e composti contestatori salutano il via vai dei big del Pdl, che sfilano via con volti funerei. Cresce l’attesa davanti al Quirinale, Berlusconi in ritardo da Napolitano, la piazza è gremita, tanti tricolori, alcune bandiere di partito. Berlusconi finalmente si dimette e la gente in piazza del Quirinale esulta festosa con canti, balli e trenini, quasi come se avesse vinto la Nazionale, quasi come se fosse Capodanno. “Oggi è stato il giorno più bello della mia vita – ha detto Anna, 45 anni romana – ora continuiamo i festeggiamenti”. Andrea, un trentenne precario ha aggiunto: ‘Berlusconi è scappato, mi è sembrato di assistere all’ultima scena de Il Caimano ma al contrario”. Tanto entusiasmo e giubilo davanti la sede del PD di via dei Giubbonari, a Roma, la storica sede del Partito, dove ieri sera si è radunata una folla di militanti richiamati dal segretario del PD Roma Marco Miccoli, che hanno accolto con calore l’arrivo del Segretario del PD Pier Luigi Bersani. Bersani intanto tramite twitter scriveva ironicamente: “In questo momento sto smacchiando anche la coda”.

Un governo di emergenza per i cittadini e per i lavoratori

11 novembre 2011 by

Cari amici,

stiamo vivendo ore importanti. L’Italia è in piena emergenza, non può più aspettare. C’è la necessità di iniziare una nuova fase politica in forte discontinuità con il passato, mettendo in atto misure eque che possano evitare il baratro al Paese. Non è possibile negare l’esigenza di un intervento immediato per garantire, attraverso un governo di emergenza, delle misure per i cittadini e per i lavoratori. Chi non vuole farlo, dovrà prendersi le sue responsabilità. L’Italia ha bisogno di dare un segno di scossa, di cambio di passo e di un volto che dica al mondo: “L’Italia non è quella di Berlusconi”

L’ho spiegato anche ieri sera, durante la trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro, in un’intervista con Sandro Ruotolo. Vi invito a vederla e a condividerla.

Pierluigi Bersani

Festa PIADENA PD Provinciale

26 giugno 2011 by

Addio a Umberto Chiarini

17 giugno 2011 by

Appresa la notizia dell’improvvisa scomparsa dell’amico Umberto Chiarini, inviamo, a nome del Circondario Casalasco del Partito Democratico e del Circolo di Casalmaggiore, le più sentite condoglianze alla famiglia ed esprimiamo loro la nostra vicinanza ed il nostro affetto. Terremo bene a mente il ricordo di quest’ultima battaglia referendaria vinta grazie soprattutto all’impegno di Umberto. Che possa riposare in pace e che noi possiamo continuare a portare avanti la causa con la stessa sua dedizione anche se il suo prezioso contributo ci mancherà moltissimo.

Edoardo Borghesi

Segretario PD Casalmaggiore

Marco Vallari

Coordinatore Circondario Casalasco PD

I risultati del Referendum per il Comune di Casalmaggiore

14 giugno 2011 by
REF. N.1 del 12/06/2011 : Gestione servizi pubblici locali
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REF. N.2 del 12/06/2011 : Determinazione tariffa del servizio idrico
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REF. N.3 del 12/06/2011 : Nuove centrali nucleari
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REF. N.4 del 12/06/2011 : Cancellazione legittimo impedimento
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L’Italia volta definitivamente pagina

14 giugno 2011 by

“Al di là di ogni altra possibile considerazione, i referendum ci consegnano un segnale molto chiaro: i cittadini italiani hanno licenziato il governo Berlusconi”, questo il primo commento di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. “I risultati di questi referendum – ha sottolineato – si devono innanzitutto all’impegno dei comitati promotori, ai quali va il nostro ringraziamento, alla passione dei tanti giovani che si sono mobilitati e alle forze politiche del centrosinistra”. La presidente dei senatori ha fatto poi una riflessione politica molto importante, ovvero che “i numeri ci dicono che a votare sono andati anche molti elettori del centrodestra e che la maggioranza degli italiani è ormai lontana da questo governo. Vedremo se Berlusconi in Parlamento avrà ancora i numeri. Quello che è certo è che non li ha nel Paese. Oggi gli italiani hanno licenziato il governo di Berlusconi e Bossi. Penso che il Premier farebbe bene a presentarsi in Parlamento dimissionario. E’ ora – ha concluso Anna Finocchiaro – di rimettere la scelta del futuro nelle mani degli italiani”. “Con questi referendum la parte interpretata da Silvio Berlusconi è finita. Non credo che ne possa interpretare un’altra”, ha dichiarato Rosy Bindi, Presidente del Pd e vicepresidente della Camera, osservando al Tg3 che “è evidente che il governo si dovrebbe dimettere perchè un risultato chiaro e massiccio dai referendum lo impone”. “Solo uno fuori dalla realtà non si dimetterebbe oggi stesso da Primo Ministro, prendendo semplicemente atto di quel che gli italiani, in nome dei quali siede a Palazzo Chigi, gli hanno detto. Anzi gridato”, ha scritto su Facebook Enrico Letta, Vicesegretario del PD. “Per Berlusconi è un uno-due micidiale: dopo la sberla delle amministrative questo è il colpo del ko al governo”, ha detto Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera. “E’ una giornata meravigliosa, un dato impressionante, con il quorum al 57% e i sì che sono circa il 95%. Questo vuol dire che più della maggioranza assoluta degli italiani ha voltato le spalle a Berlusconi”. Tanto più che a prescindere dalle considerazione sui risultati, come ha notato la senatrice del PD Mariapia Garavaglia, “I referendum hanno già evidenziato un fatto molto rilevante: Bossi ha craxianamente detto di non votare e Zaia, Tosi e Maroni hanno votato. Basterebbe questo per dare un significato politico alla consultazione”. Ivan Scalfarotto, Vicepresidente del Partito Democratico ha commentato pubblicamente il raggiungimento del quorum referendario chiedendo le dimissioni del Governo. “Oramai il Governo non può più nascondersi o tentare rocamboleschi colpi di mano, il raggiungimento del quorum è un altro chiaro segnale: gli italiani continuano a chiedere una svolta politica nel nostro Paese. La maggioranza non è più rappresentativa e se ne deve rendere conto e accettare le continue sollecitazioni che arrivano. Dopo i Referendum –ha proseguito Scalfarotto -, in ballo ci sono le aspettative dei nostri concittadini che bocciano il Governo e le sue scelte”. “I cittadini italiani, a cominciare dai giovani, hanno deciso il futuro del Paese su questioni fondamentali: dal nucleare all’acqua. Questa forte partecipazione al voto è un messaggio profondo e serio rivolto alla politica: quando i cittadini avvertono l’importanza di una scelta e comprendono che si tratta di temi cruciali per la loro vita e per quella dell’Italia, sono tutt’altro che indifferenti”. Così il vice presidente del Senato Vannino Chiti commentando i risultati della consultazione referendaria. “Esiste una evidente crisi nel rapporto tra il centrodestra e il Paese, una crisi che è innanzitutto di Berlusconi”, ha incalzato Walter Veltroni. “Il presidente del consiglio ha detto che non sarebbe andato a votare è la grande maggioranza lo ha invece fatto. “Berlusconi ne tenga conto, si dimetta e lasci strada al cambiamento di cui l’Italia ha bisogno”. “Una grande vittoria per la democrazia. Una straordinaria partecipazione dei cittadini che hanno deciso con chiarezza di fermare il nucleare, difendere l’acqua pubblica e di volere una giustizia uguale per tutti – ha detto Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Partito Democratico. -E’ un voto del quale tutti dovranno tenere conto perché segna anche un riavvicinamento dei cittadini e in modo particolare dei giovani alla politica che è per noi una splendida notizia”. “Bisogna andare a elezioni e cambiare il governo di questo Paese, così come abbiamo cambiato pochi giorni fa il governo delle grandi città andate al voto”, ha esortato Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza e Difesa del Partito Democratico. “L’Italia è governata da una maggioranza che è diventata minoranza nel Paese, il governo si regge su pochi parlamentari che per dubbi motivi hanno cambiato casacca e, come dimostrano le polemiche di queste ultime ore, non è in grado di affrontare le difficilissime sfide che sono di fronte a noi”. “Questo voto è una vittoria per tutto il Paese: la posta in gioco era la nostra salute, la tutela dell’ambiente, il futuro delle nuove generazioni”. Così il senatore del PD Ignazio Marino dopo la conferma che il difficile quorum nei referendum è stato raggiunto. “Promuoviamo un ‘rinascimento’ energetico e ambientale che parta dalla voce degli italiani espressa oggi”, ha concluso il senatore.  “Adieu nucleare. Quasi 30 milioni di pernacchie zittiscono i bari del nucleare in salsa italiana -hanno ironicamente dichiarato i senatori ecodem Roberto Della Seta e Francesco Ferrante -. Gli italiani con grande responsabilità e cognizione di causa, oltre ad aver salvaguardato il bene comune dell’acqua, hanno mandato a monte il progetto Berlusconi- Sarkozy di riportare, manu militari, le centrali atomiche nel nostro Paese. l’Italia è il primo paese del continente ad aver fatta propria quell’opzione zero che l’Europa prospetta come soluzione del futuro e su cui si è incamminata anche la Germania. Berlusconi –hanno concluso i senatori – dimostra di essere ormai in diacronia col Paese e alle prese con una inesorabile parabola discendente”. Adesso appare rilevante però meglio definire il voto degli oltre 3 milioni di italiani che non risiedono in Italia. “Il governo inizi subito ad aggiornare gli elenchi elettorali degli italiani all´estero, perchè migliaia di italiani nel mondo non abbiano potuto votare, a causa di elenchi obsoleti, di indirizzi sbagliati, di cognomi scritti erroneamente”, ha dichiarato Laura Garavini, parlamentare del Partito Democratico eletta nella circoscrizione Europa. La parlamentare democratica ha evidenziato come i nostri connazionali nel mondo “siano stati vittime di una pessima organizzazione da parte del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dell’Interno che continuano a non considerare il voto all’estero con la necessaria serietà. Il voto degli italiani all’estero non è un voto di serie B”. “E’ una straordinaria vittoria del senso civico degli italiani e della voglia di cambiamento, nata anche da un’eccezionale impegno della società civile, fuori dai partiti politici. E’ un voto che chiede un’Italia migliore, che punta sull’ambiente, sulla ricerca, sull’innovazione, sulla green economy, dove la legge è uguale per tutti. Guai a deludere questa domanda -ha afferma Ermete Realacci, responsabile green economy del PD – il Partito Democratico sente questa responsabilità e non la deluderà”.

La liberazione è iniziata

31 maggio 2011 by
Intervista a Pier Luigi Bersani di Goffredo De Marchis – La Repubblica: Sudato e quasi senza voce. Dopo la festa al Pantheon, Pier Luigi Bersani continua a godersi il successo del centrosinistra ricevendo telefonate nel suo ufficio. Si toglie anche qualche soddisfazione personale. «Ricordo le risatine che accompagnarono il mio pronostico, tre mesi fa. Pisapia vince facile, avevo detto. Com`è finita?».  Difende le sue metafore prese in giro da Crozza: «Nei bar mi capiscono quando dico che un maiale non è fatto solo di prosciutti». Cosa significa il suo appello al premier per l`apertura di una fase nuova ? «Che Berlusconi si deve dimettere. E che il Parlamento cerchi, in una fase molto stretta di poche settimane, la soluzione di una nuova legge elettorale. Dopo di che si va a votare».  Il Cavaliere dice che andrà avanti. «Lo farà affrontando una verifica parlamentare dove dovrà certificare il ribaltone che ha portato a una maggioranza Berlusconi-Scilipoti-Bossi e con la sentenza drammatica delle amministrative sulle spalle. Elezioni che dimostrano inequivocabilmente due cose: la fine della coalizione di governo e l`impotenza della sua azione. Ma ha un`altra strada: si dimette, prende atto del nuovo scenario che si apre e lascia alle Camere la valutazione su una legge elettorale del tutto diversa dall`attuale. Noi siamo disponibili a un esecutivo solo per fare la riforma».  C`è questo margine ? «Ci può essere da parte di qualche forza una riflessione costruttiva».  Sta parlando della Lega ? «Certo, della Lega. Ma non solo. Nel Pdl frantumato e diviso vedo aree che mostrano disagio per la legge Calderoli. Noi siamo pronti a parlare con tutti. Ma il grado di probabilità che si realizzi questo scenario non è molto alto». Già dopo il primo turno lei aveva difeso il bipolarismo italiano. Siete pronti a interrompere l`inseguimento del Terzo polo ? «In questa fase mi rifiuto di parlare di terzi poli, di primi e di secondi. Osservo che nel fondo del Paese si è consolidato un assetto bipolare. Il che non significa che non ci sia lo spazio per una qualche elasticità. La nostra proposta di alternativa, avanzata più di un anno fa, non mette barriere a una convergenza delle forze progressiste e moderate. E’ una carta che giocheremo al di là del gioco politicistico delle alleanze».  Un nuovo amo a Casini o un avvertimento ? «Un polo che si definisce moderato ha già votato ampiamente per il cambiamento e ha bocciato l`estremismo e l`avarizia politica dell`altro campo. Non significa che sono meno moderati di prima ma che percepiscono la fase. Se stiamo al merito delle questioni democratiche e sociali abbiamo la possibilità di creare un messaggio molto ampio. Credo che tutto il centrosinistra comprenderà questa esigenza. Perché dobbiamo mettere le paratie?».  Come dire: se non viene Casini verranno i suoi elettori. E il centrosinistra si presenterà con Pd Sel eI dv. «L`importante, nel malaugurato caso che non ci sia un allargamento, è il messaggio che diamo agli italiani. Io sto largo nella proposta che è la chiave per vincere. Poi ci pensano gli elettori a premiarti».Un fatto è sicuro: le primarie sono indispensabili. Ora le invoca persino il Pdl. «Sono molto contento degli apprezzamenti di Quagliariello e Ferrara. Diciamo che noi siamo molto avanti con il lavoro. Le primarie sono state uno strumento formidabile in queste amministrative, ci hanno dato una spinta enorme se penso a Torino, a Bologna, a Milano ma anche a centri minori come Cattolica per esempio. Detto questo, si capisce anche che le primarie di per sé non possono essere un automatismo».  E per la scelta del candidato premier ? «La sequenza che ho in testa da tempo prevede tre step. Primo: un Pd che si carica delle sue responsabilità al servizio della coalizione. Secondo: un centrosinistra che fa un programma di 10 punti per il Paese e lo propone a un arco di forze più ampio. Terzo: il meccanismo per la scelta del leader. Non salteremo nessun passaggio».  Aveva auspicato un` inversione di tendenza. E invece ? «Invece è molto di più. Il centrodestra è sotto una valanga. Non mi aspettavo che avremmo superato lo straordinario risultato del 2006. Allora le vittorie furono 55, oggi sono 66. L`Italia sta cambiando nel profondo. E non è fatta solo di grandi città ma anche di centri piccoli e medi. Nei bar di quei paesini capiscono se dico che il maiale non è fatto tutto di prosciutti».  Non rischiate di fare gli stessi errori del 2006 quando alla fine la vittoria arrivò per un pelo e l`esperienza di quel governo fu disastrosa? «So bene le cose che dobbiamo correggere. Il punto fondamentale è una rigorosa proposta di governo con un programma esigibile. Senza questo, tanto vale riposarsi».  Il Pd è stretto tra la sinistra di Pisapia e il giustizialismo di De Magistris? «Sopportiamo anche le chiacchiere sul Pd strattonato dagli estremismi. Abbiamo avuto in realtà grandi risultati al primo turno. Su 29 città e province il candidato del Pd ha vinto in 24 casi. Negli altri 5 il partito si è messo a disposizione dei candidati, a cominciare da Pisapia. Abbiamo indicato la strada e ci siamo messi al servizio della coalizione». Pisapia le è più simpatico di De Magistris ? «De Magistris spunta da una vicenda più turbolenta e meno lineare come quella di Napoli. La differenza tra i due è molto semplice: Pisapia ha partecipato alle primarie e noi abbiamo introiettato il criterio che chi le vinceva bene a tutti. Tuttavia siamo stati leali anche con il candidato di Napoli».  Prodi era sul palco con lei ieri. Può essere il vostro candidato al Colle ? «Finchè c`è Napolitano, un grande presidente, non parlo del Quirinale se non per sbarrare la porta a Berlusconi. Non è in dubbio la mia stima per Prodi ma qui mi fermo».E sulla corsa a Palazzo Chigi? Ha fatto qualche metro in più la sua candidatura ?  «La risposta è sempre la stessa: io ci sono ma non mi metto davanti al progetto».

LA STORIA SIAMO NOI

27 maggio 2011 by

GIOVEDI’ 2 GIUGNO DALLE 18.30 IN POI “LA STORIA SIAMO NOI”: GRANDE FESTA POPOLARE ORGANIZZATA DAL COMUNE DI CASALMAGGIORE E DA PARTITI ED ASSOCIAZIONI CHE SI TERRA’ IN PIAZZA GARIBALDI, IN OCCASIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DELLA REPUBBLICA ITALIANA. Il ricco programma lo trovate nel volantino sotto. Un’altra occasione per festeggiare tutti insieme i 150 anni dell’Unità d’Italia. NON MANCATE E DIFFONDETE L’INVITO A TUTTI!!!


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