E adesso di che cosa scriviamo? Scomparsa all’improvviso la corte, con i favoriti del giorno, il gran ciambellano, le amanti, dove si trovano le notizie? Chi sono i personaggi da inseguire? Dopo oltre tre lustri di egemonia culturale e politica, l’improvviso cambiamento dello scenario politico ha lasciato giornalisti politici e redazioni in apnea. In una settimana sono cambiati interlocutori, temi (adesso i contenuti della manovra, prima le beghe tra i favoriti del sovrano), comportamenti, perfino il linguaggio. E c’è voluto uno sforzo di riconversione. Il berlusconismo prevedeva il trionfo dell’immagine rispetto alla realtà, del gossip rispetto alla ricerca. All’improvviso è cambiato tutto. I primi ad accorgersene sono stati i cronisti dei quotidiani e delle agenzie in Transatlantico. I primi giorni del dopo Berlusconi vagolavano da un capo all’altro non sapendo ancora bene come fare. Ma soprattutto si sono dovuti porre il problema quei quotidiani che per anni hanno, per convinzione, per collocazione politica, ma anche per collocazione sul mercato editoriale, lottato contro Berlusconi e il berlusconismo. A cominciare dai quotidiani che fanno riferimento al PD, come l’Unità ed Europa, ma parlando anche del fenomeno editoriale degli ultimi anni, nato proprio sull’onda dell’antiberlusconismo, Il Fatto Quotidiano. Per non parlare del cambiamento al quale si dovranno abituare i grandi magazine esteri, che in questi anni hanno giocato diverse copertine sul folkrore italiano e sulla figura di Berlusconi, per attaccare l’Italia e sminuirne ruolo e importanza. Il sito del Partito democratico e YouDem proprio per questa ragione hanno intervistato i tre direttori dei quotidiani: per capire come pensano di impostare il futuro e il rapporto con la politica e con i lettori, sulla base di questo cambiamento di orizzonte. CONTINUA A LEGGERE